CULTURA DI PACE E MOSTRA DIPINTI DI NICHOLAS ROERICH.

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE ZERINSIEME E PRO LOCO ZERI 3

PROMUOVONO

DAL MUSEO NICHOLAS ROERICH DI NEW YORK, PER UNA CULTURA DI PACE MOSTRA E VENDITA DI STAMPE.

 NELLA SEDE PRO LOCO A COLORETTA, APERTA TUTTI I GIORNI DALLE ORE 9.30 ALLE 12.30, NEL POMERIGGIO DALLE ORE 16.30 ALLE ORE 19.30 FINO AL 31 AGOSTO 2008.

CALENDARIO MANIFESTAZIONI 2008, VALLATE COMUNE DI ZERI.

CALENDARIO MANIFESTAZIONI 2008

VALLATE COMUNE DI ZERI

 

31 MAGGIO - NOCE. FESTA DELLO “SPIRITO SANTO”

GIUGNO

01 GIUGNO - LOC. GROTTA DI VALDITERMINE. FESTA DEGLI ANZIANI

02 GIUGNO - DA PATIGNO AL PASSO DUE SANTI. MARCIA CONTRO LA BESTEMMIA

08 GIUGNO - PATIGNO. FESTA DEL PENSIONATO RURALE

13 GIUGNO - CHIESA DI ROSSANO. PATRONO S. ANTONIO

21/22 GIUGNO - CHIESA DI ROSSANO. FESTA DELLA PECORA ZERASCA

25 GIUGNO - CODOLO. FESTA DELLA MADONNA

LUGLIO

05 LUGLIO - COLORETTA. INAUGURAZIONE MOSTRA DIPINTI DI ROERICH E GIORNATA DI SOLIDARIETA’ CON IL TIBET

06 LUGLIO - CASTOGLIO. PATRONO S. ELISABETTA

20 LUGLIO - ADELANO. BALLO LISCIO (PRESSO STAND CAVALLO BARDIGIANO)

22 LUGLIO - ADELANO. PATRONO SANTA MARIA MADDALENA

25 LUGLIO - COLORETTA. CONCERTO DI MEZZA ESTATE; SANDRO IVO BARTOLI: PIANO,

DEBRA FAST: VIOLINO

             26/27 LUGLIO - COLORETTA. PATRONO S. ANNA, E FESTA DONATORI (LOC. CASTAGNETO)

27 LUGLIO - PIAGNA. PATRONO SANTA MARIA MADDALENA

AGOSTO

02 AGOSTO - COLORETTA E PATIGNO. CORO E BANDA ALPINI

03 AGOSTO - PASSO DUE SANTI. SAGRA CAMPESTRE E FESTA GRUPPO ALPINI

07/08 AGOSTO - PATIGNO. FESTA NEL BORGO E MOSTRA ARTIGIANATO

09 AGOSTO - ADELANO. BALLO LISCIO (PRESSO STAND CAVALLO BARDIGIANO)

10 AGOSTO - PATIGNO. PATRONO SAN LORENZO

14/15 AGOSTO - COLORETTA. FESTA DEL PD

15 AGOSTO - VALLE. FESTA DELL’ASSUNTA

16 AGOSTO - CHIESA DI ROSSANO, PRODOTTI TIPICI; PATRONO SAN ROCCO ANCHE A COLORETTA E CODOLO

17 AGOSTO - BOSCO DI ROSSANO. FESTA DELL’EMIGRANTE

20 AGOSTO - MONTELAMA. PATRONO S. BERNARDO

23/24 AGOSTO - COLORETTA. FESTA DELLA CROCE VERDE (LOC. CASTAGNETO)

24 AGOSTO - FORMENTARA. SAGRA CAMPESTRE DI S. BARTOLOMEO

25 AGOSTO - PARETOLA. PATRONO S. GENESIO

30/31 AGOSTO - ADELANO. RASSEGNA CAVALLO BARDIGIANO

SETTEMBRE

02 SETTEMBRE - CHIOSO. PATRONO S. TERENZIO

08 SETTEMBRE - LOC. MONTE FIORITO. SAGRA CAMPESTRE. (NATIVITA’ DELLA MADONNA)

13 SETTEMBRE - NOCE. FESTA DEL “NOME DI MARIA”

14 SETTEMBRE - LA DOLCE. PATRONO “SANTA CROCE”

21 SETTEMBRE - DA MONTELAMA AL PASSO RASTRELLO. FUNGHI BIKE (CON RISTORO A COLORETTA)

AUTUNNO

TUTTO IL MESE DI OTTOBRE SINO AL 9 NOVEMBRE. CASTAGNATE E PRODOTTI TIPICI NEI BORGHI E NELLE CASCINE, TUTTI I FINE SETTIMANA.

DICEMBRE

08 DICEMBRE - LOC. GROTTA DI VALDITERMINE. 50° ANNIVERSARIO GROTTA DI LOURDES

 

 

 

I CANTAMAGGIO DI ROSSANO A FERRIERE (PC)

foto mauro-montelama.blogspot.com                                                 

DALLE ANDE AGLI APPENNINI CON UNO ZAINO DI SOGNI E DI SPERANZE. Il coraggio di Fabiana Reggi: dall’Argentina a Patigno da dove era emigrato il bisnonno.

“Sei molto coraggiosa”. Glielo dicono tutti. Più ancora glielo dicono tutte. Non tanto per venire dall’Argentina in Italia, quanto per venire da  un barrio (quartiere) del paese di Ciqaralles “C” (foresta) in comune di Unquillo, provincia e regione di Cordoba nel cuore delle colline preandine dell’Argentina a Patigno che neppure un decimo degli abitanti di Massa Carrara sa dove sia e meno di un millesimo dei cittadini toscani. Certo, coraggiosa lo è davvero Fabiana Soledad Reggi, 25 anni, professoressa di educazione fisica, viso dolce e solare sia quando ride sia, paradossalmente, quando si inonda di lacrime. Ma non tanto coraggiosa quanto il bisnonno Ermenegildo di Coloretta e la signora Cesira Conti di Patigno che con i loro cinque figli (uno nascerà nel nuovo mondo) erano partiti poco più di 80 anni fa, da quel paese che non c’è e che si chiama Zeri, per andare in un paese che non sapevano dove fosse, a far neppur loro sapevano cosa. Ma con cinque figli da crescere qualunque luogo al mondo doveva apparire un “el dorado” a chi poteva contare solo sul proprio pane e sul proprio pelo per mangiare e vestire,  come recita un orgoglioso proverbio locale della miseria. Nonno Riccardo aveva visto Zeri con gli occhi trasognati di un bambino che si perde nelle favole e lo aveva raccontato appena avutane l’opportunità alla sig.na Francisca, che se ne era entusiasmata fino a farci su qualche pensierino e qualche marmocchio, tra i quali Hermenegildo Fortunato che, con la collaborazione di Beatriz Ana (figlia di un’italiana e di uno spagnolo) aveva a sua volta dato vita a una nuova nidiata di italo-spagnolo-argentini, tutti rigorosamente a doppio nome; Riccardo Alfredo, Nora Beatriz, Graciela Cristina e, finalmente la nostra Fabiana Soledad che vanta già sei nipotini. E così tra un Ermenegildo e un Riccardo siamo alla quinta generazione che si tramanda gli antichi nomi del paese solo con qualche variante grafica in omaggio alla nuova lingua. Il bisnonno era partito per un viaggio che non finiva mai con la valigia di cartone, o forse neppure quella ma soltanto qualche scatola legata con lo spago, con il solo tesoro della sua famiglia, l’angoscia di un distacco senza speranza di ritorno. La pronipote è ritornata con un veloce volo aereo e “uno zaino pieni di sogni e di progetti”. Ce ne racconti qualcuno? “Anche mio fratello Riccardo ha riguadagnato il vecchio mondo, ma si è fermato a Barcellona. Lo sono andata a trovare. Ma Barcellona non fa per me, confusa, caotica”.

Non lo dice ma c’era soprattutto la nostalgia che l’antico emigrante aveva trasmesso di generazione in generazione. “Il primo passo a Patigno è stata una grande emozione. Cercavo la storia della famiglia. Ho trovato qualche parente e persone che hanno conosciuto la famiglia del bisnonno e me ne hanno parlato. Ho visto la casa. E’ difficile non piangere. Era il mio sogno e ora ci cammino dentro. Come in una favola, in un “cuento por los ninos”. C’era solo il sogno o c’era anche una dura realtà? “La vita in Argentina si è fatta molto difficile. Il lavoro è poco e malpagato. Le spese sono tante, i soldi pochi. Si fatica ad arrivare alla terza settimana. Dopo l’università porte chiuse, non si va da nessuna parte e due terzi dei laureati sono a spasso. Ho sempre lavorato anche durante gli studi, ma mi mancava qualcosa che forse posso trovare qua”. Con le mani in mano non ci sta. Lavora in un ristorante a Patigno e da lezioni di nuoto a Pontremoli. E’ disponibile per lezioni di spagnolo tramite la biblioteca comunale. E poi cosa vieta di pensare che per Zeri un’associazione sportiva possa essere una possibile ulteriore risorsa? Dal fondo dello zaino spunta un ultimo sogno. “Mi piacerebbe portare qui mamma per curarsi e papà perchè possa respirare i profumi della giovinezza dei suoi posti”. Davvero coraggiosa. Ben tornata a casa Fabiana Soledad. Suerte.

Articolo di Antonio Zanni pubblicato su “Il Corriere Apuano” del 5 aprile 2008.

SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO TIBETANO.

L’Amministrazione Comunale di Zeri durante il consiglio del giorno 8 aprile c.a. si è espressa così sulla situazione in Tibet.
Gli eventi di questi giorni in Tibet riportano alla luce una tragedia che si consuma da oltre cinquanta anni sotto gli occhi indifferenti e talora complici della comunità internazionale. Il Comune di Zeri esprime solidarietà al Dalai Lama e al popolo tibetano e condanna il Governo cinese che alla forza della ragione e del dialogo antepone gli strumenti della violenza e dell’intimidazione. Si esprime piena condanna di un potere antidemocratico che ricorre alla forza militare nell’incapacità di giustificare la violazione dei più elementari diritti umani anche all’interno del suo stesso territorio. In questo contesto non si può tacere la complicità degli Stati e organismi internazionali che, al rispetto delle fondamentali regole di convivenza civile tra i popoli, antepongono logiche commerciali, barattando valori e principi in cambio di ritorni economici. Il Consiglio Comunale di Zeri si appella alla responsabilità della comunità internazionale e in particolare al Governo Italiano, a tutti i partiti politici con i loro leader affinchè, superando il velo diplomatico:

* Si faccia pressione per l’avvio di una inchiesta internazionale per l’accertamento di quanto sta avvenendo in Tibet sostenendo l’appello del Dalai Lama;
 * si chieda con fermezza alla Cina la cessazione immediata della sanguinosa repressione in atto in questi giorni in Tibet;
 * si chieda con estrema decisione alla Cina l’avvio di trattative con il Governo tibetano per la soluzione pacifica della questione.

Nel mondo sta crescendo una spirale d’odio, violenza e ritorsione, insieme alla terribile convinzione che non vi siano alternative. Il Tibet ha donato al mondo prova che esiste una via diversa, dimostrando che un popolo perseguitato può lottare per la propria libertà attraverso verità, fermezza e non violenza. Non lasciamoli soli i tibetani nella loro coraggiosa e pacifica lotta per l’affermazione dei principali valori e diritti umani. La cultura del Tibet con i suoi valori di tolleranza e non violenza profondamente radicati nella popolazione che rivendica autonomia e non indipendenza, è un patrimonio dell’intera umanità che rischia di scomparire per sempre. In questa tragedia non c’è solo la sofferenza umana, ma anche il rischio della scomparsa di una autentica cultura di pace basata sugli insegnamenti di non violenza e rispetto degli altri, l’esempio concreto che un popolo oppresso può lottare per i propri diritti senza perdere la propria umanità.

“ALLA TRADITORA” APPUNTI SULLE MUSICHE E MUSICISTI TRADIZIONALI IN VAL DI VARA E LUNIGIANA E INTRODUZIONE ALLE DANZE DEL CARNEVALE ZERASCO.

Tandarandan al Museo Etnografico.’>

Segnaliamo la presentazione del primo volume della Collana “Quaderni delle tradizioni popolari di Spezia e Lunigiana”. Si tratta di appunti sulle musiche e musicisti tradizionali in Val di Vara e Lunigiana e introduzione alle danze del carnevale zerasco, a cura di Mauro Manicardi e Silvia Battistini. Il libro sarà presentato sabato 12 aprile 2008 alle ore 17,00 al Museo Etnografico “G. Podenzana” in Via Prione, n. 156 (La Spezia).
Interverranno: Marco Ferrari, Presidente Istituzione per i Servizi Culturali del Comune della Spezia; David Virgilio, Presidente Associazione Musicale Tandarandan; Mauro Manicardi, autore della ricerca sul campo; Paola Sisti, Assessore alla Formazione Professionale, alle Politiche Culturali ed Università, Provincia della Spezia; Rossana Piccioli; Museo Etnografico “G. Podenzana” La Spezia; Don sandro Lagomarsini, Museo Contadino di Cassego (SP).
L’evento è sponsorizzato dalla Regione Liguria, dalla Provincia di La Spezia, dalla Istituzione per i Servizi Culturali di La Spezia, dal Museo Etnografico di La Spezia, e dall’Associazione Musicale Tandarandan di La Spezia.

Blogzeri

 

 

 

CAMMINARE, VIAGGIARE DAL MARE AI MONTI SULLA ANTICA VIA REGIA.

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 La Via Regia presso Monte Fiorito, (foto Mauro Malachina).

Una delle più antiche vie di comunicazione del territorio appenninico è la Via Regia, un tempo tratturo a servizio della transumanza interregionale delle greggi e per il trasporto delle spezie. Proveniente dal nord padano, nello Zerasco partiva dalla “Foce dei tre confini” ai fianchi del Gottero e poi proseguiva, a mille metri di quota, lungo lo spartiacque tra la Val di Magra e la Val di Vara, raggiungeva il Monte Cornoviglio e scendeva verso Ceparana. Aveva la larghezza di quattro braccia fiorentine ed era limitata da muri a secco. Questa via che secondo lo storico Manfredo Giuliani “può scoprire importanti aspetti della demografia della Liguria antica”, nella età moderna fu sostanzialmente la “strada del sale” su cui esistevano intrecci di vasti interessi economici e strategici. La Via Regia infatti, per la sua facilità di percorrenza rispetto ad altri itinerari più impervi, fu la più contesa. Questo nome, tramandato nella toponomastica, ai commissari genovesi inviati per derimere i contenziosi di confine con il Granducato di Toscana (1780) apparve esagerato, ma per gli studiosi ricorda forse l’età longobarda. Le fonti liguri preferiscono menzionare questa strada come “genovese”, ma nei documenti più antichi è denominata “via pubblica” e nel seicento anche “via maestra”. Gli studi del Giuliani affermano che la Via Regia fu di origine preromana e successivamente un tronco della Luni-Piacenza su cui si innestavano le più diverse diramazioni trasversali. Nello Zerasco erano quelle di Crocicchia, Cavagina, Prabon, Rossanelli, Tromba al confine con Suvero.

Nel settecento Matteo Vinzoni confermò il valore naturale assoluto di questa trasversale appeninica in occasione di un parere sulla via più agevole per trasferire i sali toscani in Lombardia. Il grande cartografo tracciò sulla carta una serie di itinerari partendo proprio dal Gottero sito nodale della Via Regia. L’uso di questa strada perse importanza alla fine del Settecento quando lo spostamento delle vie di commercio verso il fondo valle iniziò a trasformare sia la economia che lo assetto demografico dei territori montani. Oggi su parte del tracciato della Via Regia si sono sovrapposte strade di collegamento con il fondovalle: Adelano-Sesta Godano, Passo del Rastrello-Sesta Godano,  Passo di Prà Bon (Rossanese)-Zignago, Passo dei Casoni ai confini del territorio zerasco. La Via Regia di crinale con fondo sterrato è praticabile da normali mezzi di locomozione.

Articolo tratto dalla “Piccola guida - Zeri, antico crocevia montano” a cura di Natalino Benacci. (Edizione Città del Mondo)

TREKKING NELLE VALLI ZERASCHE.

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Valle di Rossano e frazione di Chiesa, (Foto di Ermano Malachina).

Camminare in una incontaminata natura ricca di storia, di tradizione e di cultura sulle tracce di antichi pellegrinaggi, seguendo le vie del contrabbando del sale o le mulattiere di collegamento tra i paesi di mezza costa. Le caratteristiche del territorio, la varietà dei panorami naturali, i segni della storia passata e presente, la ricchezza della vegetazione costituiscono un paesaggio di grande suggestione da apprezzare con un lento cammino, zaino in spalla e occhio attento.

Le tappe proposte dal trekking lunigianese sono percorribili anche in mountain bike e a cavallo. Ecco le caratteristiche tecniche: Tappa Montereggio (663 m. s.l.m.) - Coloretta di Zeri (670): dislivelli: salita 745 - discesa 738; lunghezza percorso: Km 13; tempo di percorrenza: 5 ore; Montereggio (663) - Foce Fiscala (960) - Torrente Orsaro (500) - Foce Orsara (600) - Ponte Vecchia (522) - Chiesa di Rossano (702) - Foce Crosa (870) - Coloretta di Zeri (670). Su questo itinerario sono possibili tre varianti: Foce Fiscala - Madonna del Monte -La Crocetta (ore 1); Casa Moretta - Bosco di Rossano - Poggio Termine (si collega con l’Alta Via dei monti liguri, (ore 2); Ponte Vecchia - Castoglio - Casa Cavana - Soglio - Arzelato (ore 4).

Tappa Coloretta di Zeri (670) - Cervara (707): dislivelli: salita 717 - discesa 680; lunghezza percorso: km 15; tempo di percorrenza: 6 ore; Coloretta di Zeri (670) - Torrente Gordana (600) - Formentara (1020) - Lago Peloso (1244) - Monte Afra (1317) - Innesto strada (1170) - Barca (825) - Cervara (707). Anche su questa tappa sono possibili tre varianti: Coloretta - Monte Favà - Passo del Rastrello (via dei monti liguri, ore 2); Formentara - Passo Due Santi (inizio Grande Escursione Appenninica) - Lago Verde - Cervara (ore 4); Monte Afra (1317 m. la quota più elevata del Trekking Lunigiana) - Casalecchio - Bassone - Vignola (ore 4).

Articolo tratto dalla “Piccola Guida - Zeri, antico crocevia montano” a cura di Natalino Benacci.

IL CAVALLO BARDIGIANO.

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 Stallone bardigiano. (foto Roberto Scolari)

In Lunigiana come nell’appennino Parmense, modenese e reggiano è sempre stata presente nel tempo una varietà di cavalli di montagna che aveva i caratteri di una vera e propria razza: La prima testimonianza scientifica che descriveva minuziosamente questo cavallo è del preside della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Parma Pietro Del Prato. In una relazione del 1864, intitolata “Richiami sulla pastorizia e sull’agricoltura del territorio parmigiano dei prodotti agricoli e degli animali e insieme dè miglioramenti”, osservava come nella zona dell’appennino emiliano fosse allevata una popolazione equina con precise carartteristiche morfologiche che poteva essere definita approssimativamente come una sotto razza della maremmana.  Lo Spigardi (1887) ritiene che questa razza montanara possa discendere dal cavallo belga nella varietà cremonese, importata dai romani. Ma nello stesso tempo osservava anche che i proprietari dei cavalli non hanno mai prestato vera attenzione al mantenimento della razza, ma solo all’interessse economico. Le giumente infatti erano spesso utilizzate per la produzione di muli che valevano il doppio dei cavalli. Numerosi furono nel tempo i tentativi di migliorare le caratteristiche della razza dei cavalli da montagna dell’appennino emiliano. Si ricordano quelli del principe di Bardi Federico Landi nel XVII secolo, della duchessa di Parma Maria Amalia alla fine del XVIII secolo che importarono razze di cavalli pregevoli, ma di cui i documenti storici a disposizione non registrano la provenienza. Nei primi anni del Novecento la provincia di Piacenza organizzò un programma di selezione del cavallo da tiro veloce impostata su una varietà del cavallo belga che ha influito sulla formazione della popolazione equina presente sul territorio. Ma furono tutti tentativi di miglioramento della razza molto estemporanei e non sostenuti da una precisa idea standard. Secondo quanto riferiva “L’Avvenire agricolo” nel 1930, era difficile trovare stalloni maschi che diversamente dalle femmine venivano venduti. E’ a partire da questo periodo che la razza definita in precedenza in vari modi (montanara, bardese ecc.) viene denominata “bardigiana” poichè a Bardi questo cavallo è sempre stato allevato in misura maggiore che nelle altre località.

A Zeri il cavallo bardigiano è molto diffuso e se ne contano oltre duecento esemplari. Il Comune organizza dal 1984 una mostra del cavallo bardigiano in collaborazione con l’associazione nazionale di questa razza che fa registrare un grande richiamo di allevatori e appassionati. Diffusosi in questa parte dell’appennino all’inizio del secolo il bardigiano è stato utilizzato come cavallo tuttofare da carne, da lavoro e da locomozione. oggi la valorizzazione di questa razza è affidata ai cultori del trekking, per il quale è particolarmente adatta per versatilità, equilibrio ed affidabilità. Si può ben dire che il suo futuro è nel recupero della tradizione del cavalcare.

Articolo tratto dalla piccola guida turistica “Zeri, antico crocevia montano”. Edito da Città del Mondo e curato da Natalino Benacci.

“VIVERE A ZERI E’ UN’ESPERIENZA UNICA, BELLISSIMA.”

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Valle di Zeri. (foto Christine Danner)

“Vivere a Zeri è un’esperienza unica, bellissima” dice Sandro Ivo Bartoli, pianista, recentissimo vincitore del Diapason Découverte con le sue incisioni dei Concerti per pianoforte e orchestra di Gian Francesco Malipiero. Sposato con la violinista canadese Debra Fast, con la quale ha effettuato tourné in tutto il mondo, Bartoli é considerato il maggior interprete del repertorio italiano del primo Novecento. “Ho vissuto vent’anni in Inghilterra - spiega - e senza dubbio la permanenza a Londra ha influito molto sulla mia formazione di uomo e musicista. Dall’estero non era sempre facile caldeggiare la causa della musica italiana, oggi sempre più in rimonta dopo decenni in cui era caduta in un ingiurioso dimenticatoio. La vita in una grande città, anche se piena di stimoli e, perchè no, soddisfazioni, stanca molto. Quando, due anni fa, Debra ed io ci siamo sposati, entrambi avevamo voglia e bisogno di cambiare aria. E siamo venuti a Zeri”. Conosco bene queste valli - prosegue il pianista - perchè la mia famiglia aveva una casina delle vacanze quassù. Da piccolo ho passato estati intere a cercare funghi e pescare trote. Poi la vita mi ha portato lontano. Tornare è stata una delle cose più belle che mi siano capitate. Vivendo quì, poi, Debra ed io abbiamo imparato ad apprezzare anche la gente di Zeri, che ci ha accolto a braccia aperte.”

Bartoli e Fast hanno fatto il giro del mondo varie volte, e non hanno difficoltà a raccontare il loro amore per le valli di Zeri. “Dovunque ci troviamo, la cultura ha un’importanza fondamentale. Questo posto, che ha anche del misterioso, racchiude  una cultura millenaria che si respira a pieni polmoni, di pari passo con la forza sconvolgente della natura. Quando abbiamo fatto il nostro primo concerto a Zeri, nella chiesa di Rossano, abbiamo saputo che l’edificio era già registrato negli archivi della diocesi dal 1200! Poi ci sono i borghi antichi, con tutta quella pietra arenaria, come la Formentara: quando ci capita di attraversarli, pare di fare un passo indietro nel passato, quasi dimenticandosi che, magari, fra un mese dovremo presentarci in un teatro gremito di due o tremila persone: per noi ciò non ha prezzo.”

“Come ogni bel gioco, ovviamente dura poco! Spesso i nostri viaggi si susseguono con sorprendente rapidità, ed allora diventa difficile stare a Zeri. Cerchiamo di usare quanto più possibile l’aeroporto di Pisa, approfittando del fatto che vicino a Pisa vivono i miei genitori, ed a volte proprio non abbiamo il tempo di venire quassù tra un arrivo e la partenza successiva, ma cerchiamo di fare quadrare i conti quando, come adesso, abbiamo l’opportunità di trascorrere un mese o due immersi nella quiete di Zeri. In questi giorni stiamo preparando il nostro repertorio per la stagione a venire, e verso la fine di marzo cominceremo i nostri viaggi, che ci terranno impegnati fino alla fine di giugno. Dopo sarà estate, i boschi torneranno ad essere verdi, ed anche noi torneremo a goderci il mondo di Zeri. E magari, perchè no, potremo portare quassù anche un pò della nostra musica.”

Da un’intervista di Blogzeri con Sandro Ivo Bartoli. 

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LO STEMMA

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Foto Flickr Zeri

Cavallo Bardigiano



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