Versi poetici per narrare il passato, a Montelama.

 

Montelama


I campanacci delle mucche davano la sveglia,
partivano i pastori per i pascoli al canto del gallo,
l’ odore del latte appena munto con una fetta di pane ,
insaporiva la giornata che andava a incominciare,

il sole inondava con i suoi raggi il paese,
assieme al gorgheggio delle rondini,
risaltavano i colori dei castagni e i faggi,
era estate periodo della fienagione,

tutto il paese si ritrovava ai monti,
dove gli uomini sudando falciavano i prati,
era tutto un rimbalzar di suoni tra batter ferri e voci,
che saltavano da un colle all’altro,

i bambini portavano acqua fresca dalla fonte,
un profumo di minestrone si spandeva dalle cascine
il sole caldo invitava a ritirarsi all’ombra,
mucche e persone cercavano il fresco a mezzogiorno,

mani callose accarezzavano il figlio piccolo,
in braccio alla mamma che lo allattava,
un sguardo d’intesa con la propria sposa,
rinfrancava l’uomo provato dalla fatica


i grilli cantavano a squarciagola una ninnananna,
la valle si fermava in un rispettoso silenzio,
l’uomo si stendeva nel prato con il cappello sul viso,
ma subito arrivava il momento di ricominciare,

con gli occhi assonnati tutti riandavano,
ad approntare le tragge e buoi per portare il fieno,
tutti si davano una mano se tardavano,
era gente di paese povera ma vera,

oggi nel paese poca gente vi rimane,
quelle persone non ci sono più e a loro dedico questa canzone,
andate avanti nel viaggio e con amore vi dico
che prima o poi ci andremo a rincontrare,

Mauro Malachina

Un’analisi della situazione Zerasca a cura dell’Università di Pisa.

 

 

Una proposta di lettura

. . . Abbiamo avviato la nostra trattazione parlando di Zeri come una situazione tipica, di dispersione che, lo abbiamo visto nel corso del capitolo, mostra dissipazione di risorse umane ed economiche. I tempi e i tratti di questo fenomeno hanno pesantemente segnato il paesaggio delle valli – con le ferite inferte ai pendii montani dagli impianti di risalita e delle piste, ma anche delle striscie d’asfalto – e  l’immaginario dei, sempre più rari, residenti che percepiscono questa dispersione come dato escatologico quasi senza ritorno, a cui oppongono, talvolta, pervicacemente le memorie di un tempo recente, ma ormai inesorabilmente perduto.

Ci troviamo, a Zeri, di fronte a una coscienza collettiva, per dirla con il linguaggio di Hegel, infelice che può essere superata solo attraverso un disvelamento collettivo del rapporto di mutua dipendenza tra le aree urbane e quelle rurali e montane. Le affermazioni di principio dei documenti programmatici sono però ben lungi da questo riconoscimento di reciproca interdipendenza. Il cammino è ancora lungo e e necessita di una revisione speculare dei paradigmi di sviluppo per le aree urbane e quelle rurali e montane.

Il mancato riconoscimento reciproco ha lasciato a Zeri segni pesanti. Una volta connesso con il mondo moderno, per il  tramite della strada provinciale, a metà del secolo scorso, Zeri ha cominciato a inseguire le prescrizioni dello sviluppo economico rincorrendo l’aumento del reddito individuale e collettivo. Se da un lato quindi singoli individui e famiglie hanno lasciato la terra natia che dimostrava tutta la sua inadeguatezza rispetto ai nuovi postulati, la comunità locale ha perseguito l’unica strada che sembrava garantire adeguati ricavi: lo sviluppo turistico. . .

Ora, di fronte alle evidenze della storia, si sta attraversando un periodo di confusione che vede sia una ripresa del modello autoctono,  in termini produttivi ma anche turistici ( il riferimento è all’allevamento della pecora e dell’agnello della razza autoctona), sia un tentativio di valorizzare e recuperare il territorio attraverso una colonizzazione democratica che si fonda su competenze e capitali esterni (progetto Borghi Vivi) che pagano però, entrambi, ancora pesanti dazi alla storia precedente. . . .

Occorre allora di ripartire dalla comunità locale, da quel nucleo, per quanto sparuto, di residenti che rimangono pervicacemente attaccati alle proprie radici, per coinvolgerli attivamente nel processo di re-interpretazione del territorio. E’ da questo capitale che bisognerebbe ripartire, essendo ormai chiaro che non è più possibile pensare a modelli di sviluppo eterodiretti, di cui, al contrario, occorre mettere in luce i limiti. . .

Abbiamo visto che i finanziamenti sono pressochè tutti orientati ad aspetti infrastrutturali e produttivi e come non siano previsti interventi specifici in riferimento alla formazione, che, ove previsti, si limitano ad una formazione tecnica, imprenditoriale. . .

I finanziamenti per la formazione potrebbero allora essere indirizzati a favore di azioni rivolte alla riflessività, alla costruzione e ricostruzione delle relazioni e delle identità per traghettarle dall’accezione resistenziale verso quella progettuale. Non si tratta infatti di erigere monumenti quanto piuttosto di consentire ai residenti di tracciare nuovi sentieri che posssano far leva sulle cosidette debolezze per trasformarli in punti di forza. I nostri interlocutori locali ribadiscono un dato di fatto: “a Zeri non ci si capita per caso”. Esso suona come un richiamo ad un target di turista più consapevole e attivo che intenda le vacanze non come un semplice svuotamento dagli impegni quotidiani, quanto un’occasione di riempimento di contenuti altri, da ricercare. In questa dimensione riacquista valore il viaggio come “magnetico potere di andare in qualche luogo”, come percorso interiore ed esteriore verso qualcosa che non è completamente conoscibile a priori, all’interno di una garanzia generale di non-isolamento: la possibilità di riconettersi in qualunque momento grazie alla copertura totale della banda larga.

Capitolo III, “Dispersione, il caso di Zeri, Toscana” scritto da Silvia Cervia

nel libro “Derive territoriali, cronache dalla montagna del disagio” a cura di M. A. Toscano. Casa Editrice “Le Lettere”.

Un salto nel passato.

“Il territorio comunitativo di Zeri abbraccia una superficie di 33447 miglia quadr. (comprendente allora Arzelato e Cervara) dei quali 964 spettano a corsi di acqua e a pubbliche strade. Vi si trovava nel 1833 una popolazione indigena di 4068 abitanti a proporzione di quasi 100 individui per ogni miglio quadr. di suolo imponibile. Il territorio che è quasi interamente posseduto dagli abitanti, provvede pressochè ad ogni loro necessità, talchè per indicare ch’essi non hanno gran fatto bisogno di ciò che non produce il loro paese, sono soliti dire con orgoglio, che Zeri  “mangia il proprio pane e veste del suo pelo.”

La valle di Zeri, la cui altezza sul livello del mare si calcola di circa metri 600, è fertile di cereali e di castagni, abbondantissima di prati e pascoli naturali. I castagni occupano adesso il posto degli abeti e delle altre selve selvagge che nei passati secoli ingombravano le parti superiori dei suoi monti non mai spogliati di vegetazione; per cui i castagni e la pecuaria forniscono cibo al campamento, e lana sufficiente per tessere i modesti abiti da donna e da uomini a quella onesta, frugale ed ospitaliera popolazione.

Dal novero del bestiame domestico che al presente suol vivere nella Comunità di Zeri, risulta che nel 1836 vi erano capi bovini n. 1567, capre n. 807, pecore n. 6241, cavlli n. 26; asini e muli n. 143, bestie porcine n. 443. Totale n. 9227 capi di bestie grosse.

La Comunità di Zeri non ha pubbliche scuole, ha bensì un medico-chirurgo senza obbligo di residenza, talchè le popolazioni di cotesta Comunità risentono gravissimo il difetto di non regolare e più estesa vaccinazione, ed è l’unico paese che manca di legali. Tutti gli uffici e le autorità pubbliche di questa Comunità si trovano a Pontremoli.

tratto dal “Dizionario geografico fisico storico della Toscana” dello storico Emanuele Repetti.

BOSCO DI ROSSANO (dopo l’alluvione).

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foto di Walter Valenti.

Biciclettata dei ragazzi in giro per Rossano.

 

 

VIDEO DI ERMANO E PINUCCIA AL SEGUENTE INDIRIZZO:

http://www.facebook.com/#!/pages/ZERI/153669745913

Estate letteraria-musicale.

Nei mesi estivi ed autunnali del 2011 la Biblioteca Civica di Zeri ha organizzato ben 8 incontri di carattere culturale e soprattutto di letteratura contemporanea. La partecipazione finora è stata buona, l’interesse forte e gli interventi sono sono stati ricchi di spirito costruttivo, grazie alle apprezzabili competenze emerse. Gli obiettivi sono stati pienamente raggiunti, perchè sono emersi tanti elementi veramente apprezzabili come:

- l’importanza dei libri, che rimangono insostituibili;

- la parola scritta favorisce la riflessione, gli approfondimenti, sviluppando l’intelligenza del lettore;

- il piacere offerto dalla lettura è ineguagliabile;

- il libro apre orizzonti verso discipline diverse, garantendo apprendimenti efficaci ed efficienti;

- il libro, veramente valido, come i classici, sa resistere al tempo e costituisce il “fondo irrinunciabile di ogni autentico sapere” assimilato e memorizzato.

Se gli argomenti umanistico-letterari hanno avuto una forte valenza educativa e formativa, non sono stati da meno i 6 incontri musicali organizzati da Sandro Ivo Bartoli in agosto. Infatti le eccellenti interpretazioni canore della soprano Alessandra Meozzi e del coro polifonico ed i suoni prodotti da vari strumenti musicali hanno promosso negli animi degli spettatori sentimenti di socializzazione e di gioia veramente forti da allietare la quieta identità zerasca.

Un grazie sentito ed un augurio per il prossimo anno.

Patigno, 30 agosto 2011.

Norberto Mazzoli

musicAzeri 2011.

MUSICAZERI CONFERMA ED ESPANDE IL SUO SUCCESSO CON I CONCERTI DELL’ESTATE 2011.

Sandro Ivo Bartoli e PierClaudio Fei nella Chiesa di Adelano.

DISCESA NEL FIUME GORDANA.

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Alcune informazioni utili per una escursione nel fiume Gordana:

Inizio del percorso a Loc. Noce, arrivo alla diga sotto Codolo: tempistica 5 ore.

 Dopo la frazione di Noce, sulla strada provinciale si trova sulla destra una piccola strada sterrata, si percorre fino al cancello, si prende poi un piccolo sentiero fino al torrente.

Prima parte discesa molto bella con scivoli naturali in pietra, in seguito si passa in ambienti diversi con cascate laterali di piccoli torrenti, e laghi in cui nuotare e divertirsi. Arrivo alla diga con spettacolare stretto. Risalita dalla diga tramite piccolo sentiero fino alla strada provinciale, sotto Codolo, tempo di percorrenza, 10 minuti circa.

Animali incontrati: airone, anatre selvatiche, biscie d’acqua (innocue).

foto e post di Zeri friends.

 

 

 

 

“ZERI NEL CUORE”.

 

 

http://www.facebook.com/update_security_info.php?wizard=1#!/profile.php?id=100002623058455

è stato costituito un comitato civico per la vigilanza e la tutela rispetto ai diritti dei cittadini e dei tutisti di Zeri. La situazione strade ci ha dato l’input finale nel costituirci in forma di comitato ma siamo le stesse persone che hanno promosso la giornata di protesta in occasione della visita della delegazione della provincia che anche questa volta ha promesso ma non ha realizzato.

Siamo completamente al di fuori da ogni forma di politica e/o associazione di parte, solo cittadini che vogliono fare valeve i propri diritti. A breve pubblicheremo le finalità che abbiamo indicato nel nostro statuto e verrà indetta una riunione pubblica probabilmente per il 9 di agosto al fine di illustrare a tutti i cittadini il nostro operato.

Sono ovviamente ben accette nuove idee da parte di chiunque voglia darci una mano e qualunque forma di segnalazione in merito ai problemi delle varie frazioni.

Il territorio è molto vasto e se ognuno di noi ne controllerà un pezzettino tramite il Comitato sarà possibile rendere pubblico tutto cio’ che non va.

L’unione fa la forza!

ZERI – Tourists’ directory.

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