Auguri! Buon lavoro Adriana e Martin!
I PELLEGRINI DEL XXI SECOLO.
CAMMINO D’ASSISI, CAMMINO DI PACE, DA VEZELAY (FRANCIA) AD ASSISI.
Lunedì scorso, 14 maggio, è arrivato in biblioteca, a Patigno, un francese che aveva bisogno dell’uso di internet, un pò confuso mi ha chiesto che giorno era (la data ed il giorno della settimana); mi ha spiegato poi che era in viaggio da molti giorni in bicicletta in compagnia della moglie, in pellegrinaggio verso Assisi, ed aveva dimenticato di guardare il calendario. Occhi vispi ed entusiasti per l’impresa che stavano compiendo, ha raccontato della bellezza delle contrade, dei monti e delle campagne italiane che avevano attraversato, ancora pochi giorni e sarebbero giunti alla loro mèta: Assisi. Per il ritorno mi ha spiegato che sarebbero rientrati in treno. Buon viaggio sulla via della Pace!
Frà Cristiano di Adelano mi diceva che l’anno scorso una cinquantina di pellegrini, sul “Cammino d’Assisi” sono passati da lui.
Tutte le informazioni nel link quì sotto:
RISULTATI SCRUTINIO ELEZIONI COMUNALI
Lista n. 1 – OSCAR BANDINI – “Diversi ma uniti CAPACITA’ E VOLONTA’ per Zeri” Totale voti 92
Lista n. 2 – ENRICO PETRICCIOLI – “Cittadini per Zeri” Totale voti 327
Lista n. 3 – EGIDIO ENRICO PEDRINI – “ZERI UNITO Egidio Pedrini – sindaco” Totale voti 447
LISTA vincente
Sindaco:
EGIDIO ENRICO PEDRINI nato a Zeri (MS) 02/12/1944
Consiglieri:
1 FABIO ANTONIONI nato a Pontremoli (MS) 15/07/1971
2 ANDREA BENELLI nato a Pontremoli (MS) 11/05/1968
3 GIULIO LAZZZERI nato a La Spezia (SP) 21/12/1968
4 DANIELE MUSSO nato a Genova (GE) 08/06/1965
Consiglieri di minoranza
Enrico Petriccioli
Giuseppe Delucchi
A Zeri nel primo fine settimana di marzo 2012 è stato girato un documentario che rievoca il rastrellamento di Arzelato, condotto dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Scopo del rastrellamento era fermare le contrastanti operazioni causate dalla Brigata Internazionale guidata dal Maggiore Gordon Lett, così come i soldati Britannici della SAS (Operazione Galia).
Il documentario narra degli eventi del 19/20 gennaio 1945 ad Arzelato, dove la Brigata Internazionale e SAS avevano le basi. L’evento è stato organizzato dall’Associazione di Rievocazione Storica Partigiana Stella Tricolore, in collaborazione con l’Associazione Ultimo Fronte 1945 e la Pro Loco di Zeri.
Montelama
I campanacci delle mucche davano la sveglia,
partivano i pastori per i pascoli al canto del gallo,
l’ odore del latte appena munto con una fetta di pane ,
insaporiva la giornata che andava a incominciare,
il sole inondava con i suoi raggi il paese,
assieme al gorgheggio delle rondini,
risaltavano i colori dei castagni e i faggi,
era estate periodo della fienagione,
tutto il paese si ritrovava ai monti,
dove gli uomini sudando falciavano i prati,
era tutto un rimbalzar di suoni tra batter ferri e voci,
che saltavano da un colle all’altro,
i bambini portavano acqua fresca dalla fonte,
un profumo di minestrone si spandeva dalle cascine
il sole caldo invitava a ritirarsi all’ombra,
mucche e persone cercavano il fresco a mezzogiorno,
mani callose accarezzavano il figlio piccolo,
in braccio alla mamma che lo allattava,
un sguardo d’intesa con la propria sposa,
rinfrancava l’uomo provato dalla fatica
i grilli cantavano a squarciagola una ninnananna,
la valle si fermava in un rispettoso silenzio,
l’uomo si stendeva nel prato con il cappello sul viso,
ma subito arrivava il momento di ricominciare,
con gli occhi assonnati tutti riandavano,
ad approntare le tragge e buoi per portare il fieno,
tutti si davano una mano se tardavano,
era gente di paese povera ma vera,
oggi nel paese poca gente vi rimane,
quelle persone non ci sono più e a loro dedico questa canzone,
andate avanti nel viaggio e con amore vi dico
che prima o poi ci andremo a rincontrare,
Mauro Malachina
Una proposta di lettura
. . . Abbiamo avviato la nostra trattazione parlando di Zeri come una situazione tipica, di dispersione che, lo abbiamo visto nel corso del capitolo, mostra dissipazione di risorse umane ed economiche. I tempi e i tratti di questo fenomeno hanno pesantemente segnato il paesaggio delle valli – con le ferite inferte ai pendii montani dagli impianti di risalita e delle piste, ma anche delle striscie d’asfalto – e l’immaginario dei, sempre più rari, residenti che percepiscono questa dispersione come dato escatologico quasi senza ritorno, a cui oppongono, talvolta, pervicacemente le memorie di un tempo recente, ma ormai inesorabilmente perduto.
Ci troviamo, a Zeri, di fronte a una coscienza collettiva, per dirla con il linguaggio di Hegel, infelice che può essere superata solo attraverso un disvelamento collettivo del rapporto di mutua dipendenza tra le aree urbane e quelle rurali e montane. Le affermazioni di principio dei documenti programmatici sono però ben lungi da questo riconoscimento di reciproca interdipendenza. Il cammino è ancora lungo e e necessita di una revisione speculare dei paradigmi di sviluppo per le aree urbane e quelle rurali e montane.
Il mancato riconoscimento reciproco ha lasciato a Zeri segni pesanti. Una volta connesso con il mondo moderno, per il tramite della strada provinciale, a metà del secolo scorso, Zeri ha cominciato a inseguire le prescrizioni dello sviluppo economico rincorrendo l’aumento del reddito individuale e collettivo. Se da un lato quindi singoli individui e famiglie hanno lasciato la terra natia che dimostrava tutta la sua inadeguatezza rispetto ai nuovi postulati, la comunità locale ha perseguito l’unica strada che sembrava garantire adeguati ricavi: lo sviluppo turistico. . .
Ora, di fronte alle evidenze della storia, si sta attraversando un periodo di confusione che vede sia una ripresa del modello autoctono, in termini produttivi ma anche turistici ( il riferimento è all’allevamento della pecora e dell’agnello della razza autoctona), sia un tentativio di valorizzare e recuperare il territorio attraverso una colonizzazione democratica che si fonda su competenze e capitali esterni (progetto Borghi Vivi) che pagano però, entrambi, ancora pesanti dazi alla storia precedente. . . .
Occorre allora di ripartire dalla comunità locale, da quel nucleo, per quanto sparuto, di residenti che rimangono pervicacemente attaccati alle proprie radici, per coinvolgerli attivamente nel processo di re-interpretazione del territorio. E’ da questo capitale che bisognerebbe ripartire, essendo ormai chiaro che non è più possibile pensare a modelli di sviluppo eterodiretti, di cui, al contrario, occorre mettere in luce i limiti. . .
Abbiamo visto che i finanziamenti sono pressochè tutti orientati ad aspetti infrastrutturali e produttivi e come non siano previsti interventi specifici in riferimento alla formazione, che, ove previsti, si limitano ad una formazione tecnica, imprenditoriale. . .
I finanziamenti per la formazione potrebbero allora essere indirizzati a favore di azioni rivolte alla riflessività, alla costruzione e ricostruzione delle relazioni e delle identità per traghettarle dall’accezione resistenziale verso quella progettuale. Non si tratta infatti di erigere monumenti quanto piuttosto di consentire ai residenti di tracciare nuovi sentieri che posssano far leva sulle cosidette debolezze per trasformarli in punti di forza. I nostri interlocutori locali ribadiscono un dato di fatto: “a Zeri non ci si capita per caso”. Esso suona come un richiamo ad un target di turista più consapevole e attivo che intenda le vacanze non come un semplice svuotamento dagli impegni quotidiani, quanto un’occasione di riempimento di contenuti altri, da ricercare. In questa dimensione riacquista valore il viaggio come “magnetico potere di andare in qualche luogo”, come percorso interiore ed esteriore verso qualcosa che non è completamente conoscibile a priori, all’interno di una garanzia generale di non-isolamento: la possibilità di riconettersi in qualunque momento grazie alla copertura totale della banda larga.
Capitolo III, “Dispersione, il caso di Zeri, Toscana” scritto da Silvia Cervia
nel libro “Derive territoriali, cronache dalla montagna del disagio” a cura di M. A. Toscano. Casa Editrice “Le Lettere”.
“Il territorio comunitativo di Zeri abbraccia una superficie di 33447 miglia quadr. (comprendente allora Arzelato e Cervara) dei quali 964 spettano a corsi di acqua e a pubbliche strade. Vi si trovava nel 1833 una popolazione indigena di 4068 abitanti a proporzione di quasi 100 individui per ogni miglio quadr. di suolo imponibile. Il territorio che è quasi interamente posseduto dagli abitanti, provvede pressochè ad ogni loro necessità, talchè per indicare ch’essi non hanno gran fatto bisogno di ciò che non produce il loro paese, sono soliti dire con orgoglio, che Zeri “mangia il proprio pane e veste del suo pelo.”
La valle di Zeri, la cui altezza sul livello del mare si calcola di circa metri 600, è fertile di cereali e di castagni, abbondantissima di prati e pascoli naturali. I castagni occupano adesso il posto degli abeti e delle altre selve selvagge che nei passati secoli ingombravano le parti superiori dei suoi monti non mai spogliati di vegetazione; per cui i castagni e la pecuaria forniscono cibo al campamento, e lana sufficiente per tessere i modesti abiti da donna e da uomini a quella onesta, frugale ed ospitaliera popolazione.
Dal novero del bestiame domestico che al presente suol vivere nella Comunità di Zeri, risulta che nel 1836 vi erano capi bovini n. 1567, capre n. 807, pecore n. 6241, cavlli n. 26; asini e muli n. 143, bestie porcine n. 443. Totale n. 9227 capi di bestie grosse.
La Comunità di Zeri non ha pubbliche scuole, ha bensì un medico-chirurgo senza obbligo di residenza, talchè le popolazioni di cotesta Comunità risentono gravissimo il difetto di non regolare e più estesa vaccinazione, ed è l’unico paese che manca di legali. Tutti gli uffici e le autorità pubbliche di questa Comunità si trovano a Pontremoli.
tratto dal “Dizionario geografico fisico storico della Toscana” dello storico Emanuele Repetti.
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foto di Walter Valenti.
VIDEO DI ERMANO E PINUCCIA AL SEGUENTE INDIRIZZO: