LA STORIA DEL “FAGGIO CROCIATO” O “PASSO DUE SANTI”.

Due SantiCappella Due Santi

I bassorilievi dei Due Santi  e la Cappella al Passo del Faggio Crociato o Due santi. 

Tradizione e leggenda tramandano che i primi Cristiani erano soliti sostituire gli ultimi residui delle testimonianze pagane con il segno cristiano: la S. Croce.

Anche quel passaggio obbligato noto da secoli ai viandanti, pellegrini, uomini d’armi, condottieri, semplici mercanti era un punto di riferimento di vitale importanza e come tale portava tracce e segni di riconoscimento. Un grande faggio venne segnato con una ben visibile Croce e forse superò alcuni secoli e sopravvisse a vari tagli che subirono gli altri faggi, perché segnato appunto dalla croce, così da diventare un simbolo esso pure: il Faggio Crociato da cui prese nome il Passo, che segna il confine tra il Ducato di Parma e il Granducato di Toscana.

Il tempo travolge tutto e anche il secolare Faggio ha dovuto soccombere agli inizi del XIX, sicché nel 1803 Rubini Pietro di Patigno (Zeri), nello stesso luogo dove sorgeva il Faggio Crociato, faceva erigere due piloni a cui fissava due bassorilievi in marmo, che recavano scolpite le immagini della Beata V. Maria e di S. Antonio da Padova.

In seguito a questo fatto il Passo del Faggio Crociato, che ormai non c’era più, fu detto dei Due Santi. La località aquistò nuova fama e notorietà all’inizio del 1900 con la costruzione di una Cappella in onore a Gesù Redentore, Re dei secoli. Alla presidenza generale dei lavori fu designato il dott. Giuseppe Micheli (che sarà deputato, senatore e ministro), chiamato il patriarca della Montagna. Alla direzione Don Giulio Maestri, parrocco di Buzzò per oltre 50 anni. Le parrocchie che contribuirono furono: Albareto, Boschetto, Buzzò, Gotra, Rovinaglia, S. Vincenzo, Valdena per la Val Taro; nelle vallate di Zeri: Adelano, Rossano, Codolo, Dozzano. “Il movimento a favore dell’erigenda Cappella – Rifugio Faggio Crociato – riporta la “Giovane Montagna” del 17 luglio – ha preso proporzioni veramente grandiose: le offerte piovono da tutte le parti ed anche dalle lontane Americhe i nostri conterazzani rispondono con molta generosità al nostro appello. . . Fra gli offerenti emigrati vi sono pure quelli di Vezzolacca, Pedina, Besozzola, Castelletto, Gropparello, Boccolo dei Tassi, Casanova.” Alla generosità degli offerenti non poteva non corrispondere altrettanto zelo ed alacrità nell’esecuzione dei lavori che furono affidati al sig. Luigi Borella (Prettu) di Albareto.

Così all’otto settembre l’opera venne inaugurata dal vescovo Mons. Angelo Fiorini, vescovo di Pontremoli dal 30 giugno. Il sabato sera, 24 settembre, giunse Mons. Fiorini, a cavallo, seguito da molti diocesani e si accinse a benedire la Cappella-Rifugio, progettata dall’Ing. Del Sante di Borgotaro. Già dalla sera circa duemila persone erano presenti per i festeggiamenti del giorno seguente. Fin dalle prime ore del mattino giungevano a gruppi i buoni montanari dello Zerasco del Valterese. Spiccavano le donne di Zeri nei loro caratteristici costumi; e con essi eran torme di muli carichi di provviste che gli osti mandavano a fornire le improvvisate baracche giacchè nella sera precedente s’erano esaurite per il grande concorso di popolo. Più tardi cominciò l’arrivo delle confraternite coi gonfaloni serici, coi Crocifissi giganteschi, cogli apparati dai colori smaglianti e vivaci.

Frattanto le SS. Messe si susseguivano ininterrottamente con la distribuzione della S. Comunione a circa un migliaio di fedeli. Alla banda musicale di Albareto si associarono quelle di Borgotaro e di Tarsogno. Giunse il Dott. Micheli con tutti i soci del Club “La Giovane Montagna”, il quale aveva indetto per il Faggio Crociato una delle sue annuali escursioni e con essi erano pure i piccoli cantori dell’Istituto Salesiano di Parma. Altre comitive erano giunte da Pontremoli con il Miliani, presidente del Comitato diocesano, l’Ing. Raffaelli da Bagnone. . . L’anima della festa era Don Giulio (lo chiamavano così, semplicemente così ; di quà e di là del monte, dirà il Dott. Poletti). Egli per oltre un trentennio festeggiò la sagra del Faggio Crociato o dei Due Santi la prima domenica di agosto; saliva al valico al sabato e discendeva al lunedì o martedì. Alla domenica: solenni funzioni alle quali il popolo partecipava numeroso; sotto i faggi secolari, s’imbandiva ben fornita la mensa, ov’erano ospitati clero, autorità, personalità amanti dei monti e semplici montanari.

Testo tratto dal libro “Cenni storici di Albareto” di D. Tommaso Grilli e Giovanni Tomaselli. Casa Editrice “Il Pellegrino”

3 Risposte a “LA STORIA DEL “FAGGIO CROCIATO” O “PASSO DUE SANTI”.”


  1. 1 Rubini stefano Gennaio 16, 2008 alle 3:31 pm

    Carina la storia del faggio di zeri. E credo anche che mi riguardi direttamente visto che mio padre si chiama rubini lino nato a patigno”dei megotta” saluti da stefano rubini da novi ligure.

  2. 2 alberto Gennaio 31, 2008 alle 4:18 pm

    Salve Stefano,

    non sappiamo a quale casato appartenesse quel Rubini Pietro citato nella storia. Anch’io sono Rubini, ma dei “Chiapon”, vi sono poi altri casati sempre con lo stesso cognome.

    Cari saluti (anche al babbo), eravamo vicini di casa nelle “piazze” a Patigno.

    Arrivederci a Zeri! Alberto Rubini

  3. 3 Andrea Varesi Febbraio 18, 2008 alle 8:51 am

    sulla storia del passo bisogna anche ricordare che era frequentato da antichissimo tempo, esisteva infatti in loco un menhir che, in occasione della costruzione del piazzale della Zum Zeri, venne abbattuto.
    Esso riposa ancora sdraiato sotto l’asfalto, sarebbe molto bello scoprire la sua ubicazione per poterlo nuovamente innalzare a testimonianza della longevità del popolo zerasco.
    saluti Andrea Varesi


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