Villaggio della Formentara.
Quando si entra in questo vecchio villaggio di alpeggio, oggi fatto di case diroccate, in mezzo a rovi e vegetazione cresciuta a dismisura, risulta difficile ricordarlo con gli occhi di chi l’ha visto abitato, animato dagli abitanti della frazione di Noce i quali salivano lassù a primavera e ne discendevano in autunno inoltrato.
Suoni di campanacci di mucche, ragli di asini, nitrire di cavalli, e pecore che imbiancavano i prati con la loro presenza. Contadini che battevano la falce prima di inziare il taglio del fieno, donne che a voce alta chiamavano il marito o i figli, per preparare loro la merenda, il girare del fieno per farlo essiccare più in fretta, tutti assieme per far più lavoro. Bambini che giocavano nel ruscello, che scorre poco sotto il villaggio; un andirivieni che proseguiva tutto il giorno nei lavori dei campi o nelle faccende domestiche. Alla sera i camini delle case iniziavano a fumare, il fuoco acceso per preparare la cena e fare il formaggio, qualche mezz’ora trascorsa nell’aia a raccontare gli eventi della giornata, o ad ascoltare i più anziani raccontare le loro storie. Il paese era pulito ed ordinato, la presenza dell’uomo lo rendeva bello a vedersi e da abitare.
Dai ricordi di infanzia di chi visse là circa 40 anni fà.






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