IL CAVALLO BARDIGIANO.

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 Stallone bardigiano. (foto Roberto Scolari)

In Lunigiana come nell’appennino Parmense, modenese e reggiano è sempre stata presente nel tempo una varietà di cavalli di montagna che aveva i caratteri di una vera e propria razza: La prima testimonianza scientifica che descriveva minuziosamente questo cavallo è del preside della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Parma Pietro Del Prato. In una relazione del 1864, intitolata “Richiami sulla pastorizia e sull’agricoltura del territorio parmigiano dei prodotti agricoli e degli animali e insieme dè miglioramenti”, osservava come nella zona dell’appennino emiliano fosse allevata una popolazione equina con precise carartteristiche morfologiche che poteva essere definita approssimativamente come una sotto razza della maremmana.  Lo Spigardi (1887) ritiene che questa razza montanara possa discendere dal cavallo belga nella varietà cremonese, importata dai romani. Ma nello stesso tempo osservava anche che i proprietari dei cavalli non hanno mai prestato vera attenzione al mantenimento della razza, ma solo all’interessse economico. Le giumente infatti erano spesso utilizzate per la produzione di muli che valevano il doppio dei cavalli. Numerosi furono nel tempo i tentativi di migliorare le caratteristiche della razza dei cavalli da montagna dell’appennino emiliano. Si ricordano quelli del principe di Bardi Federico Landi nel XVII secolo, della duchessa di Parma Maria Amalia alla fine del XVIII secolo che importarono razze di cavalli pregevoli, ma di cui i documenti storici a disposizione non registrano la provenienza. Nei primi anni del Novecento la provincia di Piacenza organizzò un programma di selezione del cavallo da tiro veloce impostata su una varietà del cavallo belga che ha influito sulla formazione della popolazione equina presente sul territorio. Ma furono tutti tentativi di miglioramento della razza molto estemporanei e non sostenuti da una precisa idea standard. Secondo quanto riferiva “L’Avvenire agricolo” nel 1930, era difficile trovare stalloni maschi che diversamente dalle femmine venivano venduti. E’ a partire da questo periodo che la razza definita in precedenza in vari modi (montanara, bardese ecc.) viene denominata “bardigiana” poichè a Bardi questo cavallo è sempre stato allevato in misura maggiore che nelle altre località.

A Zeri il cavallo bardigiano è molto diffuso e se ne contano oltre duecento esemplari. Il Comune organizza dal 1984 una mostra del cavallo bardigiano in collaborazione con l’associazione nazionale di questa razza che fa registrare un grande richiamo di allevatori e appassionati. Diffusosi in questa parte dell’appennino all’inizio del secolo il bardigiano è stato utilizzato come cavallo tuttofare da carne, da lavoro e da locomozione. oggi la valorizzazione di questa razza è affidata ai cultori del trekking, per il quale è particolarmente adatta per versatilità, equilibrio ed affidabilità. Si può ben dire che il suo futuro è nel recupero della tradizione del cavalcare.

Articolo tratto dalla piccola guida turistica “Zeri, antico crocevia montano”. Edito da Città del Mondo e curato da Natalino Benacci.

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