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I migliori scatti naturalistici su Zeri.

Foto di Armando Reggi, Samadhi Canese, Luigi Pietronave, Elena Aromando, Ermano Malachina, Roberto Scolari, Mauro Malachina, Alex Borrini, Emanuele Ferrari, Laura Peruzzo, Alberto Rubini.

Lettera dall’Eremo S. M. Maddalena.

20 maggio 2018 – LETTERA DALL’EREMO – Con la mente e il cuore rivolti al Signore

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Futuro museo sulle Maestà a Noce di Zeri.

foto di Ruggero Pezzati, Roberto Scolari, Ermano Malachina e Alberto Rubini.

Quasi 15 milioni di euro per finanziare un totale di 35 interventi su tutto il territorio toscano. E’ il risultato del lavoro della commissione che ha giudicato le richieste pervenute al governo per il progetto “Bellezz@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati” attraverso cui i Comuni potevano segnalare realtà storiche bisognose di intervento. Sono risorse con cui si potrà dare nuova vita a pezzi importanti della nostra storia.

Il Comune di Zeri ha partecipato al concorso, e la domanda ha avuto esito positivo, con il finanziamento di 258.228 € da spendere nella Casa Giglio, (donata al Comune) nella frazione di Noce

Il museo ospiterà le “Maestà”, patrimonio artistico, culturale e religioso delle nostre valli. Cosi le descrive Caterina Rapetti nel suo libro “Preghiere di pietra”:

“Un bianco mantello di piccole immagini marmoree si dispiega ancora oggi lungo antichi percorsi attraverso le valli lunigianesi, risultante da una stratificazione venuta a formarsi nel corso dei secoli ed espressione di un fenomeno del quale, nonostante il depauperamento degli ultimi decenni, si possono ancora cogliere l’intensità e la varietà di manifestazione. La Lunigiana è stata fin dai tempi remoti terra di passaggio; lungo la stretta valle del Magra si snodavano strade che si inerpicavano lungo i contrafforti dell’Appennino fino ai valichi, quì meglio accessibili che altrove, secondo itinerari quasi immutati nel tempo. Insieme a tratti di selciato di tanto in tanto riafforanti, a ponti sepolti nella vegetazione, le maestà sono i segni che ci consentono oggi di rileggere lo svolgersi di antiche mulattiere. Fin dal bivio di diramazione a fondovalle i piccoli bassorilievi marmorei scandivano il cammino del viandante; gli apparivano ben visibili su tabernacoli, in nicchie nei muri che costeggiavano le strade, su pilastri innalzati presso guadi e ponti, accanto ad abbeveratoi e fontane, rassicuranti presenze nei luoghi che i racconti animavano di antiche paure e figure protettive sopra la porta di accesso ai borghi, sulle case e sul portale della chiesa. Così, svettanti come campanili o riposti in cappellette che offrivano riparo alle non infrequenti intemperie, accompagnavano il viaggio fino ai valichi appenninici e, al di là di questi, lungo le strade che dai crinali scendevano nelle valli del Taro, dell’Enza e dei Cavalieri, diradandosi a mano a mano che la lontananza dall’area apuana di provenienza diventava anche distanza culturale e ai marmi si sostituivano targhe in ceramica, in gesso o dipinte. Le immagini devozionali sono ampiamente diffuse nel nostro paese, sia in ambito rurale che nei contesti urbani e la particolare attenzione riservata negli ultimi anni a forme di arte minore o “popolare” ce ne ha offerto maggiori opportunità di conoscenza.”


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Foto Flickr Zeri

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