ZERI RACCONTATA DA UN VIANDANTE NEL 1930.

 

Coloretta. (foto Armando Reggi)

Da Antessio salgo il ripido dorso del monte omonimo, guadagnando in un’ora il punto più elevato, le Rocche Bianche. Quivi bisogna fermarsi per ammirare lo spettacolo veramente grandioso, dove pare che la natura abbia voluto stabilire un osservatorio di bellezze per il viandante. Sono a 1200 metri, nel mezzo d’un altopiano tutto erboso, senza alberi e capanne, da cui si vede, da una parte il monte Castellaro di Zignago, che si erge acutissimo; accanto il colossale e nudo Dragnone, il quale porta in vetta il celebre santuario, poi, sparsi per la verdissima conca di castagni, i paesi di Pieve, Sasseta, Torpiana, S. Maria, Scogna, Godano, Pignona. Nell’altro versante, all’ombra del monte Gottero, si stende la fertile vallata del torrente Gordana con i casali di Adelano, Bergugliara, Patigno, Castello, Serra Lunga e Coloretta, terre di Zeri.

Varcato il monte e passata la maestà della Feeta, la malagevole mulattiera scende, ombreggiata da castagni e cerri, fino a Coloretta. Quì c’è ufficio postale e telegrafico, ci sono trattorie, si può mangiare e dormire comodamente; quì ci sono mille bellezze naturali da osservare, ci sono ricordi di altri tempi, ci sono costumanze nuove, qui bisogna fare lunga sosta, perchè si possono avere impressioni fedeli di questa Valchiusa di Lunigiana mancante di strade rotabili.

Un territorio fertile, chiuso da una cerchia di alti monti, senza strade che lo mettano in comunicazione coi centri civili lontani, resta fuori del movimento civile: così è di Zeri, il paese più esostorico della Lunigiana, il quale perciò conserva caratteri e costumanze tutte proprie e forse un pò difficili ad essere comprese. Zeri è un aggregato di piccoli villaggi e casali a breve distanza l’uno dall’altro, alle falde del monte Rotondo sulla sponda destra del torrente Gordana. I castagni ora rivestono la grande conca nel cui centro s’eleva il misterioso e sinistro monte Greta, d’aspetto vulcanico, ma d’aspetto solo, in altri tempi popolato d’abeti. Il territorio è fertile di cereali, di pascoli e prati. Gli abitanti, per indicare che non hanno gran fatto bisogno di ciò che non produce, dicono, e ripetono con orgoglio, che Zeri mangia del proprio pane e veste del proprio pelo. La popolazione si mantiene di belle forme, di robusta complessione e quasi di gigantesca statura; si contano moltissimi ottantenni e si additano donne di novanta anni, che cuciono e attendono ai lavori domestici, senza bisogno di occhiali. Sono d’animo gagliardo, di poche parole, frugali, ospitalissimi, ma intolleranti di ogni più piccola offesa. Bisogna vivere qualche giorno quassù, vivere com’io ho fatto, ed entrare nelle case di Coloretta, Noce, Patigno, Adelano, Bergugliara e Castello, per poter conmprendere la psiche di questa popolazione. A Coloretta dove s’aprono mille fonti con dolci, chiare e fresche acque, manca la vite, e nnon alligna in nessun altro palmo di territorio zerasco; non mancano però il vino, ed i bevitori. In epoca andata si provvedeva la bevanda bacchica, trasportandola a dorso d’uomo entro otri, dal Genovesato, (così chiamano, Veppo, Suvero e Vezzola); ora si provvede, dalle stesse località, e si trasporta a dorso di mulo entro bariletti. Questo borgo, che può considerarsi la Milano di Zeri, è in grado di fornire ai villeggianti, che aumentano da un’estate all’altra ogni conforto. Passato il torrente Gordana, ricco di trote, d’anguille e di lontre, ed alla confluenza d’un rivo, che scende a precipizio dal passo del Faggio Crociato, sorge in mezzo ad un bosco d’antichi noci il povero casale di Noce, abitazione di gente alta, brachicefala e gozzuta, forse per l’acqua. Dalla mulattiera che attraversa il casale, si scorgono nere gole, entrate d’inferno che menano invece in case quasi cadenti, di colore secolare, nel cui vestibolo si ricoverano pecore e vacche, e da dove, per mezzo d’una scala a pioli, si sale alla camera da letto, ingombra di cenci ed affumicata dalla vicina cucina, senza camino. Sopra ogni porta, un bassorilievo in marmo, raffigurante una madonnina, qualcuna di artistica fattura ed attentamente vigilata, perchè il passante, amatore di antichità, non sia tentato a commettere un furto.

Da Noce, salendo il sentiero che conduce alla Mistadella (maestà) di S. Rocco, s’incontra un avvallamento imbutiforme popolato da vecchi e robusti ontani. Quivi si vuole sorgesse un ameno laghetto con un casale, Agnudano. A poco a poco le acque del laghetto diminuirono, finchè restò asciutto. L’anno dopo, in un bel giorno di carnevale, parve ad alcuno che la terra si muovesse; fu suonato a raccolta e gli accorsi osservarono scaturire dalla terra delle bolle limacciose, ed Agnudano scomparve.

Tratto dal libro “Lunigiana ignota” di Carlo Caselli. Editore Arnaldo Forni.

0 Responses to “ZERI RACCONTATA DA UN VIANDANTE NEL 1930.”



  1. Lascia un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




zeri-stemma-copia.jpg

Foto Flickr Zeri

DSCN0681

colori d'autunno

DSCN0679

DSCN0677

DSCN0675

Altre foto

Scegli la categoria

Blog Stats

  • 143,935 hits

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: