BIRDWATCHING!

Innanzitutto è piacere di osservare gli uccelli selvatici in libertà. Nulla è più rilassante per un birdwatcher che passeggiare lungo una palude o una costa marina osservando le amate sagome, o compiere un’escursione al mattino presto, quando più intensi sono i profumi della natura e i canti degli uccelli. Personalmente considero un’escursione di birdwatching uno dei migliori antidoti contro la depressione le tensioni. Ma il birdwatching non è solo relax, è anche un‘attività sportiva che permette di compiere lunghe passeggiate o “scarpinate” che non si farebbero mai senza lo stimolo di vedere una o più specie di uccelli nel loro ambiente naturale.

Birdwatching quindi, è scoperta del funzionamento della natura ed anche presa di coscienza ecologica e riflessione sull’ambiente dell’uomo. Osservando gli uccelli si imparano cose nuove: un gruppo di studenti in escursione scopre, ad esempio, che certi aironi come le Nitticore e le Garzette nidificano principalmente su piante flessibili con acqua sottostante e ampia copertura vegetale, caratteristiche riscontrabili nei boschi di salici e ontani. Questi stessi aironi si adattano più raramente ai boschi “artificiali” di pioppi. L’osservazione degli uccelli e del loro comportamento fa dunque capire come un ambiente non sia uguale a un altro. I ragazzi possono allora dedurre che anche per l’uomo una città senza verde e senza spazi è meno vivibile e non dà lo stesso benessere di una città ben pianificata e ricca di servizi. Birdwatching è anche l’allenamento per affinare la vista e sveltire i riflessi. Per scoprire ad esempio una Silvia che esce rapida dal suo cespuglio di macchia mediterranea, occorre abituarsi a tenere sotto controllo l’ambiente circostante e cogliere al volo l’istante in cui l’uccelletto si rende visibile. Così anche nella vita quotidiana ci si abitua ad individuare particolari che altrimenti ci sfuggirebbero, forse recuperando un pò di quelle capacità istintive proprie dei selvatici e oggi scarsamente esercitate.

Birdwatching è anche emozioni forti. Sono quelle che si provano standosene soli, in un grande spazio naturale a osservare gli uccelli, o quando in un ambiente un pò aspro e non facilmente percorribile si è pervasi da una sorta di “paura-attrazione”, oppure quando un animale selvatico esce all’improvviso e ci sfrreccia davanti inaspettatamente. Forse certi cacciatori profondamente attratti dall’attività venatoria identificano queste emozioni con la pratica di abbattere animali e credono che quello sia l’unico modo per porsi a contatto con i selvatici e con i vari habitat. Non sanno che è la natura a dare quelle emozioni e non il possesso e l’uso di un fucile!

Birdwatching è anche socializzazione e nuove amicizie. Le escursioni costituiscono un’ottima occasione per conoscere persone animate dalla stessa passione. (La LIPU in Italia ha numerose sezioni). lo scambio di esperienze e osservazioni fatte in comune, durante il birdwatching, aiuta molti individui, chiusi e introversi, a divenire più socievoli, a far nascere nuove amicizie. Per chi è già esperto è poi di grande soddisfazione aiutare persone digiune di questo sport a identificare una specie, cercando di allargare la cerchia dei protezionisti. Nuovi amici accomunati da altri amici: gli uccelli. E proprio con l’espressione “i nostri amici” ho definito più volte, nel testo, gli uccelli, per comodità, certo, ma anche perchè li considero veramente tali.

Birdwatching è anche una buona occasione per viaggiare, alla scoperta di nuovi ambienti naturali del proprio o di altri paesi. Le associazioni naturalistiche europee organizzano “birdwatching tours” praticamente in ogni bel posto che vi sia al mondo. Le gite birdwatching in territorio nazionale sono, ovviamente, più accessibili ai giovani, che sono un pò la forza del birdwatching italiano.

Birdwatching è sempre protezione della natura. Quanto più si osservano gli uccelli, e si capiscono e si conoscono le regole che governano la natura, tanto più ci si accorge dei danni che la natura subisce quotidianamente. La diffusione del birdwatching induce invevitabilmente un numero sempre maggiore di persone a mobilitarsi per difendere l’ambiente deglil uccelli, che poi è anche il nostro ambiente. Per poter osservare le ultime Colombelle bisogna salvare determinati boschi, così per continuare ad ammirare Volpoche e Avocette è fondamentale la tutela di certe paludi. Non possiamo dunque non sorridere quando alla LIPU ci sentiamo chiedere: “Ma voi proteggete solo gli uccelli?”.

(Tratto dal libro: Birdwatching – Riconoscere e fotograre gli uccelli in natura. di Francesco Mezzatesta. Editoriale Giorgio Mondadori.)

6 Responses to “BIRDWATCHING!”


  1. 1 iomzungu marzo 18, 2011 alle 1:53 pm

    Ciao, bellissimo articolo e soprattutto veritiero. Ho la fortuna di vivere poco fuori Nairobi e posso osservare gli uccellini direttamente dalla mia veranda!

  2. 2 al marzo 21, 2011 alle 11:05 am

    Ciao Iomzungu,

    non ci aspettavamo un commento da Nairobi, ma questo è il bello di internet! ieri ho fatto un giro in località Formentara (Zeri), ma ho avvistato soltanto un corvo, e ho udito qualche timido cinguettio dentro il bosco. Faceva freddo, e c’era vento. Andrà meglio d’ora in poi, con l’avvento della primavera! Sono un neofita, ho appena aquistato un binocolo, e attendo il libro guida per riconoscere i volatili.

  3. 3 iomzungu marzo 21, 2011 alle 11:16 am

    Eheh internet arriva ovunque, cercavo qualcosa sul birdwatching e questo blog e’ uscito fuori. Io ho comprato un libro scritto da Zimmermann ma ovviamente e’ per gli uccelli in Kenya e Tanzania. In italia non so.
    Anche io sono una neofita e ti dico che ho trovato molto utile fare le foto agli uccellini per poi cercarli sul libro. E’ il modo piu facile per identificarli, almeno quando sono vicini. Sto anche cercando la traduzione in italiano per ogni uccellino. Difficileeee. Un modo per identificarli e’ prestare attenzione alla forma del becco, colore degli occhi e zampe.🙂 buona fortuna!

  4. 4 al marzo 22, 2011 alle 3:15 pm

    Grazie dell’augurio. Mi sono stancato di usare la macchina fofografica, in passato l’ho usata per panorami, paesaggi, fiori, ecc. Ora preferisco il binocolo, anche perchè è difficile identificarli senza. E poi aspetto il libro, con le foto degli uccelli d’Europa.
    Complimenti per il tuo italiano scritto! Posso chiederti come lo hai imparato?

    ciao ciao

    • 5 iomzungu marzo 23, 2011 alle 7:28 am

      Be, il fatto che viva a Nairobi non significa che sono Kenyota! Sono italianissima, anzi Sicilianissima (di Palermo) trapiantata in Kenya per stare con il mio amato (lui e’ Kenyota)🙂
      Certo se gli uccellini sono lontani il binocolo serve, io per ora che sono all’inizio mi limito ad identificare e osservare quelli che vengono a trovarmi a casa🙂 e sono cosi vicini che il binocolo non serve🙂 Ieri ho anche visto il mio primo Hammerkop volare! Sai che l’anno scorso abbiamo trovato un uccellino con l’anello alla zampina ed era stato registrato in Francia!! Fantastico!

  5. 6 al marzo 23, 2011 alle 8:58 am

    Eh già, il mondo è piccolo, ed anche noi mettiamo le ali salendo sui nostri uccelli di metallo.
    Mentre loro, i volatili, possono farlo per dote naturale, coprendo giusto anche migliaia di chilometri come hai rilevato tu con l’uccellino francese.
    E’ un reame della natura che desidero scoprire meglio.

    Mentre scrivo, osservo dalla finestra, credo, le prime rondini che si infilano sotto un tetto. Furbe loro, inseguono il sole ed climi temperati!!!


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