ZERI NELLA STORIA (XVIII SECOLO).

 

Relazione sul governo della Toscana” di Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena   – correva l’anno 1773 circa-

….La terra di Pontremoli,che fu dichiarata città nel 1 agosto 1778,è situata nel confluente dei fiumi Magra e Verde. Vi è molta nobiltà,sufficientemente benestante,molti mercanti e persone di secondo ceto,che mercanteggiano con il Parmigiano e Genovesato etc. Sono d’indole buona, quieti ed uniti tra loro,non mancano di talenti e capacità,andando per lo più a studiare in Lombardia,nei collegi di Parma e Modena,ove hanno molti parenti. Il popolo in genere è ignorante,moltissimo materiale,grossolano e dedito al vino ed alle risse,ed armigero,in specie nelle ville vicine ai feudi e confini e nella valle di Zeri e Rossano. I preti, poi,dei quali vi è un numero eccessivo,sono ignorantissimi,molti anche di cattivi costumi, e fanno tutti i mestieri più vili,come sarebbe il vetturale,l’andare a opera,etc. e non pensano che a far quattrini. Per queste ragioni,fino da molti anni si cercava di stabilirvi un vescovado,giacchè i due vescovi di Sarzana e Brugnato,delle cui diocesi sono,non vi pensano mai e non pensano che a fare quattrini e fanno guadagnare alle loro curie,ordinando per quattrini,passando agli esami di confessione,etc. tutto per quattrini,essendo tutti senza istruzione,senza libri,ed in conseguenza il popolo non può essere istruito.

….Le due valli più popolate e più coltivate sono quelle di Zeri e Rossano,che confinano con il Genovesato; sono armigeri quelli abitanti e sono in continua guerra con i genovesi che odiano a morte. Seguirono nei tempi passati vari fatti per cui, colla mediazione della Corte di Torino,furono sopite col Ducato di Parma le controversie di confini che vi erano tra Comano e Miscoso, e con i genovesi tra Zeri e Bolano,affari che più volte avevano fatto marciare delle truppe e che si riducevano ad un monte deserto con poca erba.

….Il popolo,in specie nella valle di Zeri,è armigero,poco dedito alla subordinazione e portato a fare dei complotti,il che proviene dalla facilità di andare fuori confine.

…Tutti i contadini,in specie nelle valli di Zeri,vogliono avere un figliolo prete per mandarlo in Lombardia appena ordinato,ove fanno il cappelano e tutti i mestieri,e dopo nove anni tornano con 300 zecchini ed arricchiscono la loro casa e per questo nella valle di Zeri,ove tutti sono possessori,tutti cercano di avere dei preti nelle case per farne un guadagno ed una speculazione di commercio. A questo va provvisto,e lo è già stato in parte con difficultare le ordinazioni e la costituzione dei patrimoni fittizi,ma l’unico rimedio efficace è quello di stabilirvi un vescovo.Questo va fatto assolutamente e ci vorrà per Pontremoli 2000 scudi l’anno,che per 1500 per la mensa del vescovo e 500 per il suo seminario,da trovarsi gli assegnamenti in Firenze.

…Valle di Zeri – Da Pontremoli si andò alla valle di Zeri lontana 7 miglia:vi vogliono 3 ore,strada montuosa ma non cattiva.Si lasciano a mano destra le ville di Cadola e Vignola e si arriva a quella di Arzolago di dove si cala e si vede a mano sinistra la valle di Rossano,nella quale sono situati 4 castelli,poi si sale e si vede la valle di Zeri larga 4 miglia e lunga 4,la quale è tutta coltivata e vestita,composta di undici ville,le principali delle quali sono Castello,Adelano,Noce e Colloredo. Vi è una cura sola della pieve,che è di buona rendita e ricca assai e fa da 1000 tante anime. Le ville sono distanti 2 miglia l’una dall’altra e le due di Adelano e Colloredo hanno le cure e ognuna un oratorio separato dove è un cappellano curato per ciascheduno e il parroco gli da 24 lire l’anno. Vi sono due cure della diocesi di Brugnato,vi è quella di S.Andrea di Pontremoli e quella di Zeri nella diocesi suddetta: in quella sola di Zeri vi sono da 80 tanti preti,i quali sono quelli che girano per la Lombardia e portano poi i quattrini a casa. Generalmente le cure nel Pontremolese sono tutte povere e mal provviste,in specie quella della campagna,ed hanno bisogno di un cappellano curato attesa la grande estensione,al che va seriamente pensato. Parimente va pensato di provvederla di arredi sacri,che prima si provvedevano per mezzo delle questue, le quali essendo ora proibite vanno provvedute altrimenti. Si dolgono di essere maltrattati dai genovesi,dai quali pretendono di essere stati danneggiati di un mezzo miglio di confine in specie verso la valle di Zeri. Nella valle di Zeri si trovò il popolo estremamente grossolano benché tutti siano possidenti. I preti sono ignorantissimi,essendo puri contadini senza il minimo talento,studio ne capacità,che campano sull’andare in Lombardia a fare il cappellano ed altri mestieri per portare a casa del denaro e sulle messe fondate dalle loro case medesime a 2 o 3 mila per casa e parte da loro incettate in Lunigiana che vengono poi a soddisfare nella valle di Zeri dicendo le messe a 7 soldi l’una ed essendovi in detta valle,oltre la pieve cura generale,in ognuna delle ville di Castello,Noce,Colloreta,Bagnone,Frendolino,Alderano,etc. una chiesa che chiamano oratorio,che è grande,dove vi sono messe continue,fino a 13 o 14 al giorno,benché siano sudicissime tenute e le messe dette con somma indecenza. Anderebbe cercato un efficace provvedimento a questa indecenza e alla facilità di ordinare,essendo questa sotto la diocesi di Brugnato. Si pernottò in casa del cappellano Rigi in Colloreta. Parrebbe utile di ridurre tutti questi oratori delle valle di Zeri a chiese curate ,o staccate o filiali della chiesa principale,con mettervi dei cappellani curati inamovibili con congrua fissa e dipendenti dal pievano. Si andò per Colloreta per le valli di Zeri,che è ben coltivata a sementi e castagni, a Calice:da Colloredo si sale da 4 miglia per una strada di bosco ma non sassosa e si seguita per 6 o 8 miglia quasi piane sul crine dei monti per la strada così detta regia che va lungo i confini tra il Granducato e il Genovesato,che son tutti prati a pastura,fino ai Casoni di Calice,lasciando a mano destra della valle di Zeri Frandolino e Botrena,che è la cima del monte sul quale vi è il triplice termine fra la Toscana,il Genovesato e Parma: questa è la strada mulattiera che da Sestri di Levante va in Lombardia per Borgo Taro. Dalla valle di Zeri a Borgo Taro vi sono miglia 10. Nella valle di Zeri manca un chirurgo ,essendo una valle remota molto da Pontremoli. Dalla cima del monte sulla strada che dalla valle di Zeri va ai boschi di Calice si vedono a mano dritta tutte le montagne del Genovese,il corso del fiume Varo che va a gettarsi nella Magra ed i luoghi di Calabria e Cornice; più in là si vede il piccolo borgo di Brugnato,residenza di quel vescovo,il feudo e castello della Sughera,marchesato Malaspina,con cui confina la Toscana,e a manomanca la valle di Rossano luogo di Toscana, dove sono 4 piccoli castelli che si chiamano Rossano,Villa,etc. e più in là i feudi di Mulazzo e Groppoli,che si nominano le ville di Pontremoli e della Magra; di faccia si vede la pianura di Massa e Pietrasanta,l’entratura della Magra in mare e il golfo della Spezia: tutta questa strada è quasi piana,sterrata e buona senza pericoli.

….Valle di Rossano. Gli abitanti della valle di Rossano fin da antico tempo una disputa con gli abitanti del feudo della Sughera dei Malaspina per la confinazione da un territorio all’altro per tutta quella estensione di terreno che sarà circa un miglio e mezzo tutto quel tratto per il quale la Toscana confina con il feudo de Sughera,principiando di dove la Toscana confina col Genovese fino al confine dei Casoni di Calice,specialmente dal fosso detto di Pietra Cantarella e la macchia di Barbaracca. Pretendono gli uomini di Rossano che il confine sia la via regia e gli uomini di Sughera che sia la cima dei monti dove l’acqua pende in là e che sia la differenza di non poche pasture e di un piccolo pezzo di macchia benché di non molta importanza: hanno litigato più volte questa macchia alla Plenipotenza di Milano ed hanno ottenuto 3 sentenze in favore gli uomini di Rossano,ma quei di Sughera ne pretendono il possesso perché vi hanno sempre seminato. Più volte vi sono stati mandati gli ingegneri per farvi la confinazione,fra i quali due volte l’ingegnere Capretti,e non hanno mai concluso niente,anzi non hanno neanche chiamato gli uomini di Rossano per dire le loro ragioni,anzi hanno segnati i confini senza però fissarli,ancora più in là di quello che pretendevano gli uomini di Sughera,il che fa vedere quanto questi ingegneri fiorentini sino negligenti. Questa confinazione va sollecitamente e stabilmente terminata,essendo l’unico pezzo da quella parte che vi manca.

post di Mauro Malachina.

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