Nei passi dei miei nonni.

 coloretta

Coloretta di Zeri. (foto di Armando Reggi)

Nei passi dei miei nonni

 

Ero sulle ginocchia di mia nonna quando sentii per la prima volta la parola ‘Zeri.’ Avevo tre o quattro anni e la nonna mi raccontava sempre di questo paese pieno di boschi, montagne, pecore. Mi sembrava così diverso dalla mia città piena di industrie al nord dell’Inghilterre dove abitavamo. Zeri era secondo me come un paese fantastico e non riuscivo a credere che esistesse davvero.

Mia nonna, che si chiamava ‘Nannie’, era partita da Zeri da emigrante dopo essersi sposata con mio nonno, e aveva circa venti due anni. Certamente, in quei giorni molte persone emigravano perchè in Italia la vita per i contadini era durissima. Ma come deve essere stato difficile per lei lasciare i prati verdi, la gente che conosceva bene per un paese straniero così freddo, grigio e senza sole!

È per questo, che mia nonna amava raccontarmi del suo passato prima di arrivare in Inghilterra.. Mi raccontava ch’ era una pastorella e che in estate andava da sola a Monte Favà con le pecore dove succedevano tante cose fantastiche. Mi diceva che una volta presò un pezzo di legno che diventò una vipera nella sua mano…un miracolo, ho sempre pensato! Mi raccontava anche altri miracoli, dei Santi, soprattutto quello di Maria Goretti.

Bisogna capire che io ero una ragazzina inglese e queste parole: Zeri, Coloretta, Monte Favà, Noce, Patigno… erano come parole meravigliose; che provenivano da un paese magico. Sapevo che la mia famiglia non era come le altre famiglie vicini di casa in Inghilterra: noi mangiavamo cose strane: pastasciutta, la minestra, i ravioli, il risotto, la torta: i piatti che nessuno mangiava in quei giorni in Inghilterra – erano gli anni seisanta. Oltre a questo, i miei nonni parlavano una lingua che io non capivo molto bene; ma allo stesso tempo mi rendevo conto che questa lingua era parte di mia identità. Non ero consapevole che questa lingua non era Italiano Populare, ma il dialetto, Zerasco!

Allora, pensate a quanta emozione quando sono arrivata per la prima volta ad Zeri. Mi sembrava come un sogno che diventava realtà davanti ai miei occhi. Non riuscivo a credere che un posto così bello potesse esistere… un paesaggio meraviglioso con i suoi prati verdi, i fiori, le montagne e i boschi. Incontrai per la prima volta i miei parenti: figurati! Esistevano altre persone con il mio cognome ‘Quiligotti’! Mi sentivo che ero veramente arrivata a casa.

Adesso, mi fa piacere tornare ad Zeri ogni’anno per il mese di luglio e spero che in futuro posso restarci un po’ di più. Io e la mia famiglia ci trascorriamo bellisime vacanze li: facciamo le passaggiate bellissime; mangiamo nei buoni ristoranti Zeraschi; andiamo al mare – ci vuole solo un’ora in macchina per arrivare alle Cinque Terre; ma sopprattutto, andiamo a trovare i nostri parenti e gli amici, la gente chi è vicina al mio cuore. È stato un grande piacere ritrovare i miei parenti zeraschi; riscoprire la cultura del paese zerasco che mi era mancato per così tanti anni.

Si dice che la vita segue dei cicli e devo dire che ora quando faccio una bella passaggiata a Monte Favà da Coloretta, mi sento sempre mia nonna vicino. Immagino che posso sentire lei che dice, “ Eh, Caterina, sei tornata da me!”

Ora, seguo in suoi passi…respiro la stessa aria.

Catherine Quiligotti.

 

In the footsteps of my grandparents

It was on my grandmother’s knee that I first heard the name, ‘Zeri.’ I was three or four years old and my grandmother would always tell me stories of this land full of forests, mountains and sheep. It seemed to me so different from the industrial city in the north of England where we lived. To me, Zeri was like a fantasy land and I could hardly believe that it existed in reality.

My grandmother, who we called ‘Nannie’, had left Zeri as an emigrant after marrying granddad when she was about twenty two years old. Of course, in those days many people were emigrating because life in Italy was so hard for peasants. But how difficult it must have been for her to leave the green fields, the people she knew, for a foreign country, so grey, cold and sunless.

And because of this, my grandmother loved to tell me about her life before she went away. She told me that she was a shepherdess and how she would go up to Monte Favà by herself with the sheep in the summer, and how so many ‘fantastic’ things would happen there. She told me that one time she picked up a piece of wood that turned into a snake in her hands…But what a miracle, I thought. She told me so many stories of miracles and Saints, but especially the story of Saint Maria Goretti.

You have to understand that I was a little English girl and these words Zeri, Coloretta, Noce, Patigno, Monte Favà… were marvellous words, from a magical land. I knew that my family were not like other families that lived near to us in England. We ate strange things like pastasciutta, minestra, ravioli, risotto, torta; dishes that no-one ate in those days in England – this was the 1960s. Furthermore, my grandparents spoke in a language that I didn’t understand very well, but at the same time I was aware that this language was a part of my identity. I did not realise that this language was not standard Italian, but the local dialect, Zerasco.

Imagine then, how I felt when I arrived in Zeri for the first time. It seemed to me that a dream was coming alive before my eyes. I couldn’t believe that a place so beautiful existed: such exquisite countryside with its green fields, flowers, mountains and woods. I met my relatives, and, my goodness, here were other people with my own surname of ‘Quiligotti’! I felt as if I had truly arrived home.

Now, it gives me so much pleasure to go back to Zeri for a month every year in July, and I hope that in the future I will be able to spend even more time there. My family have wonderful holidays in Zeri: we go for lovely walks; eat in the fantastic local restaurants; we go to the seaside, the Cinque Terre are only an hour away by car; but above all, we visit our relatives and friends, people who are very close to my heart. It has been such a great pleasure for me to get to know my relatives from Zeri, and to rediscover the culture that I had lost for so long.

It is said that life goes in cycles, and I must say that now, when I go for a beautiful walk up to Monte Favà from Coloretta, I always sense my grandmother very close to me. I imagine that I can hear her say, ‘Caterina, you’ve come back to me!’

Now, I follow in her footsteps…I breathe the same air.

Catherine Quiligotti.

10 Responses to “Nei passi dei miei nonni.”


  1. 1 vilmavla5555 dicembre 19, 2012 alle 2:18 pm

    Questa bella storia ha l’aspetto di una favola di Natale che contiene il regalo di un desiderio realizzato, quello di conoscere da dove arrivano le proprie origini.
    Sono felice per Catherine, e l’ultima frase è commovente.
    Grazie a lei per aver condiviso un così bel racconto di vita vera.
    tanti auguri

  2. 2 Anonimo dicembre 19, 2012 alle 3:13 pm

    anche noi dall’Inghilterra abbiamo scoperto questo posto incantevole…

  3. 3 nathalie dicembre 19, 2012 alle 3:14 pm

    anche noi dall’Inghilterra abbiamo scopertio questo posto incantevole….

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